Una somma di arcaiche tradizioni: i carnevali molisani
Una somma di arcaiche tradizioni: i carnevali molisani
I carnevali in Molise sono feste che riportano a riti ancestrali pagani, che celebrano le forze della natura e l’addio all’inverno in favore della primavera e quindi di una nuova stagione fertile. Tra i Carnevali più caratteristici del Molise abbiamo il diavolo di Tufara , l’uomo cervo di Colli a Volturno e l’uomo Orso di Jelsi. Tutte figure animalesche inquietanti che simboleggiano la forza istintuale e dionisiaca della natura.
A Larino invece si svolge la caratteristica sfilata di Carnevale, riconosciuta come uno dei 27 Carnevali Storici d’Italia dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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Quando
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Descrizione
Tra le sfilate di carri allegorici particolarmente degna di nota è quella che si tiene a Larino, una vera e propria kermesse di tre giorni, accompagnata da esibizioni, giocolieri, esposizioni, aria gioiosa e clima di festa, canti e balli di strada, coreografie accattivanti e costumi sgargianti e coloratissimi. Ma i veri protagonisti dell’evento sono i carri, veri e propri “Giganti di Cartapesta” alti oltre sei metri, che attraversano le vie del paese vecchio e nuovo sia nell’ultimo week-end di carnevale cAll’atmosfera di festa si aggiungono la presenza della maschera tradizionale di “Larinella” e la “Cittadella del carnevale”, dove improvvisate bancarelle e piccoli stand consentono di acquistare maschere di cartapesta, almanacchi del carnevale oltre a chiacchiere e dolciumi vari.
A Jelsi durante il carnevale si tiene la tradizionale Ballata dell’Uomo Orso , tipico rito propiziatorio nel passaggio tra due stagioni alla fine dell’inverno, con l’esibizione delle caratteristiche maschere zoo-antropomorfe che si ritrovano, con rappresentazioni analoghe, anche in altri comuni della provincia di Isernia. A un orso, tenuto alla catena da un domatore e da un aiutante, viene ordinato di ballare sotto la minaccia di percosse con un bastone. Tra accenni di ribellione e passi di danza si diffondono per tutto il paese le note di improvvisati musicisti.
Di tanto in tanto il gruppo, che percorre allegramente tutti i vicoli dell’antico borgo, bussa alle porte delle case e le famiglie ospitanti offrono da bere e da mangiare.
A Tufara nel periodo del carnevale si rinnova la tradizione della “Maschera del diavolo”.
Il pomeriggio dell’ultimo giorno di carnevale un asino ricoperto di stracci apre i festeggiamenti, lo seguono sei uomini con indosso abiti non comuni; tra questi uno raffigura, per l’aspetto e l’abbigliamento, il diavolo in persona, vestito con sette pelli di capra ed il volto coperto da una maschera nera.
Anticamente si ritiene che dovesse rappresentare Dioniso, dio della vegetazione, smembrato dai Titani, e che le sette pelli rievocassero un rito pagano di smembramento.
Nel gruppo è presente anche una doppia morte con il volto colorato di bianco che precede di qualche metro il diavolo, brandendo una falce ed anche compiendo esibizioni ed evoluzioni acrobatiche. Anticamente si pensa che dovesse rappresentare le Parche che filavano il filo del destino e della vita, che veniva reciso al momento della morte. Il gruppo è completato dai guardiani armati di catene, col viso annerito dalla fuliggine, che rincorrono e cercano di trattenere il diavolo in catene per non farlo scappare. La sfilata percorre tutte le vie del paese tra due ali di folla e termina nella piazza del Castello dove è allestito un Tribunale giudicante che, dopo aver ascoltato le malefatte dell’imputato, condanna a morte il Carnevale